27
Aug

Clementi M., Storia del dissenso sovietico, Roma, Odradek, 2007

È la storia dell’incomponibilità del rapporto tra intellettuali e potere in Urss. La ricerca ricostruisce i principali punti di conflitto tra Stato e letteratura in generale e tra realtà politica del socialismo reale e intelligencija in particolare, sulla base di una notevole mole di documenti. La nuova società sovietica postrivoluzionaria aveva fortemente sedotto la grande maggioranza degli intellettuali, in quanto apriva strade inesplorate per l’ingegno; anzi, la rivoluzione bolscevica fu vista come palingenesi sociale anche e soprattutto dagli artisti e dagli intellettuali. Quando, alla morte di Stalin, questi pensarono potesse avere inizio un processo di liberalizzazione, si trovarono davanti l’inerzia e l’ottusità burocratica. Lo schema politico a “partito unico” che aveva permesso la trasformazione della Russia contadina in una potenza industriale al prezzo di un lungo periodo di repressioni, che aveva retto e vinto la guerra per la sopravvivenza della “patria socialista” assediata, diventa – in tempi di pace, sia pure sotto forma di “guerra fredda” – un freno insopportabile per una società ormai molto articolata e complessa.La contrapposizione tra il dissenso da una parte, e lo Stato e il Partito dall’altra, durò a lungo fino al collasso di questi ultimi; il dissenso, separato dalla società civile, proveniente e alimentato dall’irrisolto etnico, attraversato anche da frammenti anarchici e marxisti, non è tuttavia riuscito a informare di sé la società postsovietica. Partendo dall’eredità di Anna Achmatova e di Boris Pasternak, raccolta da Iosif Brodskij e Andrej Sinjavskij, il libro ripercorre lo sviluppo delle idee di libera creazione e coscienza attraverso gli uomini e le donne che maggiormente riuscirono a interpretarle, da Esenin-Vol’pin a Tverdochlebov, da Daniel’ a Gorbanevskaja, da Ginzburg passando per Amal’rik fino a giungere alle icone del dissenso, Sacharov e Solzenicyn.

20
Jun

AA.VV, Storie di uomini giusti nel Gulag, Introduzione di G. Nissim, Bruno Mondadori, Milano, 2004

Chi sono i Giusti del Gulag? Possiamo definire una categoria di questo tipo e renderla viva e attuale accanto a quella ormai nota dei giusti della Shoah?Che significato ha per il nostro tempo ricordare gli esempi morali della resistenza al male estremo? Qual è il valore della memoria del bene?Occorre lavorare su una memoria trasversale dei genocidi etnici e sociali del Novecento, perché non si crei una memoria a compartimenti stagni che produca fratture e divisioni tra chi si occupa dei crimini del totalitarismo e chi invece è impegnato sulla memoria dell’Olocausto o del genocidio armeno. Partendo da tali riflessioni questo libro ripercorre la vita e le opere di personaggi come Anna Achmatova, Alexsandr Solzenicyn, Vasilij Grossman, Lev Razgon, Varlam Salamov, Andrej Sacharov, Gustaw Herling, perché attraverso di loro si può iniziare una riflessione sui meccanismi particolari e specifici della resistenza morale al totalitarismo e stimolare la ricerca negli archivi e attraverso le testimonianze individuali di quanti, senza essere personaggi noti, cercarono di porre un argine alla persecuzione dell’uomo nell’ex Unione Sovietica. La memoria del bene non è un meccanismo spontaneo e automatico, ma richiede l’opera di istituzioni che la ricerchino e la custodiscano. Se questo lavoro di indagine e di divulgazione pubblica manca, anche i migliori esempi morali svaniscono nel nulla e si perdono nell’oblio.

Gabriele Nissim , saggista, ha fondato nel 1982 “L’Ottavo Giorno”, rivista italiana sul tema del dissenso nei paesi dell’Est europeo. Ha collaborato con le riviste “Panorama”, “Il Mondo” e con i quotidiani “Il Giornale”e “Il Corriere della Sera”. Tra le sue pubblicazioni: Ebrei invisibili. I sopravvissuti nell’Europa orientale dal comunismo ad oggi (con Gabriele Eschenazi, Mondadori, Milano 1995); L’uomo che fermò Hitler (Mondadori, Milano 1998); Il tribunale del bene. La storia di Moshe Bejski, l’uomo che creò il Giardino dei giusti (Mondadori, Milano 2003).

19
Aug

Gori F, a cura di, La Cecenia dei bambini, Einaudi, Torino 2007.

Questo volume raccoglie una scelta di temi scritti da studenti ceceni per partecipare al concorso “L’uomo e la storia. La Russia nel XX secolo”, indetto annualmente fin dal 1999 fra gli studenti delle ultime classe della scuola dell’obbligo dall’associazione Memorial.
La lunga tragedia del Caucaso rivive nelle pagine straordinarie di questi componimenti scolastici, che i bambini e i ragazzi di Cecenia hanno scritto negli anni per raccontare la propria vita familiare. Storie di giovani e giovanissimi che assistono a violenze devastanti, memorie di ragazzi che ricordano decenni di soprusi, racconti di assuefazione precoce alla morte. È un’epopea che scorre dinanzi ai nostri occhi, nelle parole semplici e feroci di adolescenti già consapevoli della brutalità del quotidiano. È la storia orale di un popolo e del suo dramma senza fine, una storia che affonda le sue radici nell’impero zarista e che in questi anni è tornata ad interrogare le nostre coscienze. Su tutto, riemerge l’orgoglio di una nazione che dopo aver combattuto per secoli nel Caucaso contro i russi oggi rivendica nuovamente la propria identità.

“Una notte, quando cominciarono i bombardamenti, il nonno si spaventò a tal punto che ci potesse succedere qualcosa che non lo sopportò. La mattina dopo il bombardamento si mise a letto, nonostante che fosse un uomo molto forte. Rimase a letto tutto il giorno, la sera si sentì peggio e di notte morì, morì sotto i nostri occhi. Io e tutti gli altri attorno sembravamo impazziti. Un uomo stava morendo e noi non potevamo andare da nessuna parte a cercare un aiuto. La morte dunque avviene in maniera molto semplice e niente può ostacolarla. Quella notte probabilmente maturai di colpo di diversi anni. Mi sembrava di essere svuotato di ogni sentimento. Provavo soltanto voglia di morire”.

19
Sep

Dundovich E., Gori F., Italiani nei lager di Stalin, Laterza, Roma.Bari, 2006

Siamo a Mosca nei primi anni Trenta. All’ombra del Cremlino vive una numerosa comunità di emigrati politici italiani con le loro famiglie. Altri si sono stabiliti in diverse città dell’Urss. Accusati di spionaggio, usati come ostaggi per ricattare il governo della madrepatria, spesso semplicemente vittime di un clima di sospetto e malinteso, su di loro si abbatte la repressione del regime di Stalin: complessivamente sono più di mille gli italiani fucilati, internati nei campi di concentramento, confinati, deportati, privati dei diritti civili e del lavoro, emarginati. Questo volume racconta le loro vite, frammenti di storia silenziosa, volutamente ignorata o poco nota. Con rigore storiografico e piglio narrativo, queste pagine ne danno una ricostruzione completa e basata su materiale inedito frutto della lunga ricerca condotta dalle autrici negli archivi dell’ex Unione Sovietica.

Elena Dundovich insegna Storia delle Organizzazioni Internazionali presso la Facoltà di Scienze Politiche di Firenze e Storia della cultura russa presso la Facoltà di Viterbo. Tra i suoi lavori Tra esilio e castigo. Il Komintern, il PCI e la repressione degli antifascisti in URSS(1936-1938), Roma (1998); Stalin. Josif Vissarionovič Djugashvili: l’uomo d’acciaio che trascinò la Russia nel terrore (Milano 2004).

Francesca Gori si occupa da anni di storia sovietica e del dissenso nei paesi dell’Europa centro-orientale. Ha diretto per lungo tempo la sezione dell’Est della Fondazione Feltrinelli. Tra i suoi molti lavori, Dagli Archivi di Mosca. L’URSS, il Cominform e il PCI, 1943-1951 (con Silvio Pons, Roma 1998). Con Elena Dundovich ed Emanuela Guercetti ha curato Reflections on the Gulag. With a Documentary Appendix on the Italian Victims of Repression in the USSR (Milano, 2003).

14
Jun

Istorija Stalinskogo Gulaga. Konec 1920-x-pervaja polovina 1950-x godov, Sobranie dokumentov v semi tomach, Rosspen, Moskva 2004.

Istorija Stalinskogo Gulaga. Konec 1920-x-pervaja polovina 1950-x godov,raccolta documentaria in sette volumi, curata dall’Agenzia Archivistica Federale della Russia, dall’Archivio di Stato della Federazione Russa e dalla Hoover Institution on War, Revolution and Peace, presenta una selezione di documenti relativi a uno dei più vasti e brutali sistemi penali del ventesimo secolo.
Questi volumi riassumono dieci anni di ricerca negli archivi del Gulag e sul Gulag. Presentando un gran numero di nuovi documenti, i redattori delle serie hanno anche fatto assegnamento su molte pubblicazioni apparse di rccente sul sistema penale stalinista e sul Gulag.

23
Nov

Chlevnjuk O., Storia del Gulag. Dalla collettivizzazione al Grande Terrore

Chlevnjuk O., Storia del Gulag. Dalla collettivizzazione al Grande Terrore, Traduzione di Emanuela Guercetti, Torino, Einaudi, 2006.

Il 1° gennaio 1941 nei campi dell’NKVD si trovavano piú di un milione e mezzo di detenuti, nelle colonie di lavoro quasi 429.000, nelle carceri quasi 488.000. Negli insediamenti di lavoro e speciali alla vigilia dell’invasione tedesca erano distribuite circa un milione e mezzo di persone. Tenendo conto della crescita del numero dei condannati nella prima metà del 1941, si può calcolare che nelle diverse articolazioni del Gulag prima della guerra si contassero circa quattro milioni di persone. Non meno di due milioni di persone scontavano in quel periodo condanne ai lavori correzionali, erano cioè regolarmente private di una parte consistente del loro magro salario a favore dello Stato e vivevano sotto la costante minaccia di nuove repressioni (in caso di un ripetuto ritardo al lavoro i condannati per assenteismo, per esempio, rischiavano già la reclusione in carcere). Molti milioni di cittadini sovietici, pur non trovandosi nel Gulag nei mesi prebellici, l’avevano sperimentato negli anni precedenti. Se si calcola che dal 1930 al 1941 furono condannate circa venti milioni di persone, e che circa tre milioni di abitanti furono inviati negli insediamenti speciali, è evidente che negli anni Trenta gli arresti, le fucilazioni, i fermi da parte dei ¿ekisti e della polizia, le condanne condizionali e altre piú “blande” forme di discriminazione divennero una realtà quotidiana per la maggioranza delle famiglie sovietiche. Di fatto il paese fu diviso in due parti numericamente confrontabili: le famiglie che non avevano vittime, perlomeno fra i parenti piú stretti, e le famiglie in cui qualcuno aveva subito repressioni e persecuzioni

Oleg Chlevnjuk (1956) è ricercatore presso l’Archivio di Stato della Federazione russa. Le sue opere di storia sovietica sono state tradotte negli Stati Uniti, in Gran Bretagna, Francia e Germania.

23
Jul

Flores M., Il Genocidio degli armeni, Il Mulino, Bologna, 2006

Negli ultimi anni il tema dei delitti contro l’umanità, delle grandi stragi che hanno punteggiato il Novecento, è affiorato prepotentemente nella riflessione pubblica sulla storia. Nel raccontare il genocidio armeno, Flores prende le mosse dal declinare dell’impero ottomano nell’Ottocento, dalle posizioni delle potenze europee sull’area, dal sorgere anche nei territori ottomani di istanze nazionaliste, per mostrare come già sul finire del secolo il governo ottomano metta in opera sanguinose persecuzioni contro gli armeni. A seguito della crisi d’inizio secolo e della perdita dei territori balcanici, la Turchia vive una radicalizzazione nazionalista che, con lo scoppio della Grande guerra, porta alla decisione di deportare e sterminare gli armeni. Fra l’aprile del 1915 e il settembre del 1916 centinaia di migliaia di armeni vengono uccisi. Il volume ricostruisce analiticamente il processo, riconducendolo con attenzione all’interno della politica turca e dello scenario internazionale. Infine presenta la lunga battaglia della memoria che si combatte da allora su un genocidio che la Turchia continua a negare. Una ricostruzione arricchita da un corposo inserto fotografico (a cura di B. Guerzoni) puntualmente commentato.

Marcello Flores insegna Storia comparata nella Facoltà di Lettere dell’Università di Siena. Con il Mulino ha pubblicato “Sul PCI” (con N. Gallerano, 1992), “L’età del sospetto” (1995), “1956” (1996), “Il Sessantotto” (con A. De Bernardi, 1998) e “Il secolo mondo” (2002).

20
Apr

Applebaum A., Storia dei campi di concentramento sovietici, Mondadori, Milano, 2004.

Anne Applebaum ricostruisce in modo completo e documentatissimo il sistema sovietico dei Gulag, dalla sua nascita subito dopo la Rivoluzione d’ottobre alla sua enorme espansione, al suo smantellamento negli anni Ottanta durante la glasnost’ gorbacëviana. Ma soprattutto racconta quello che fu un “paese nel paese”, quasi una civiltà sommersa dell’estremo nord dell’URSS, con leggi, tradizioni, cultura, lingua e persino un’etica autonome. E offre una descrizione accurata, talora straziante, della vita nei campi: parla dei prigionieri, dei comandanti e delle guardie. Ricordare e analizzare questa immane tragedia – soltanto in epoca staliniana gli internati furono circa 18 milioni – è perciò un dovere nei confronti non solo delle vittime ma anche del nostro futuro.

Anne Applebaum, storica e giornalista, è una delle firme più prestigiose del “Washington Post”. Laureatasi a Yale, è stata la corrispondente da Varsavia per l’ “Economist”. Suoi contributi appaiono regolarmente su “Foreign Affairs”,” New York Review of Books” e il “Wall Street journal”. Ha inoltre pubblicato Between East and West (1995).

30
Nov

Lehner G., Carnefici e vittime, Mondadori, Milano, 2006.

Dopo La tragedia dei comunisti italiani, Giancarlo Lehner, con una nuova serie di sconcertanti documenti inediti emersi dalle sue ricerche e da quelle di Francesco Bigazzi negli archivi sovietici, prosegue il proprio racconto sulla drammatica sorte che toccò a tanti italiani deportati nei gulag di Stalin. A molti di questi giovani disillusi dà un nome e un volto, restituendo loro l’integrità morale e politica. Attraverso i verbali degli estenuanti interrogatori ne ricostruisce la storia, il cui triste epilogo segue un copione predeterminato: dopo inimmaginabili torture, tutti si autoaccusano e dichiarano di aver svolto attività spionistica a favore dell’Italia fascista, nonché di essere trotzkisti e bordighisti. Da qui alla condanna a morte il passo è breve. Soltanto dopo il 1956 verranno in gran parte “riabilitati”, ma spesso alle famiglie non sarà comunicata la vera causa del decesso. Carnefici e vittime fa luce su una pagina dimenticata della nostra storia recente, denunciando la precise responsabilità del comitato dirigente del Partito comunista italiano di allora. Il suo intento è quello di rimediare a “un’amnesia programmata” di cui furono vittime “centinaia di donne e uomini traditi dalla loro stessa fede politica tanto generosamente e perigliosamente testimoniata”.

Giancarlo Lehner (1943) Roma, storico e giornalista, è stato per lunghi anni redattore dell’ “Avanti!”. Ha pubblicato vari saggi, tra cui: Il nazionalismo in Italia e in Europa (1973), Economia, politica e sociatà nella prima guerra mondiale (1974), Parola di generale: neofascismo, analfabetismo e altro nella stampa delle Forze Armate (1975); Dalla parte dei poliziotti (1978); Turati e Gramsci per il socialismo (1987); Il giorno che sconvolse l’URSS (1989) Palmiro Togliatti (1991); Dialoghi del terrore (1992); Borrelli, autobiografia non autorizzata (1995), Il caso Sergio Caneschi (1996), Toga, Toga, Toga! (1998), La tragedia dei comunisti italiani (2000) e Storia di un processo politico (2003).

1
Feb

Riscassi A., Bandiera arancione la trionferà! Le rivoluzioni liberali nell’est europeo. Prefazione di Pietro Marcenaro. Melampo editore, 2007

Il Muro di Berlino è ormai un lontano ricordo, ma per molti Paesi ex sovietici la fine del comunismo non ha segnato l’inizio della libertà.
Ora l’Europa orientale è attraversata da movimenti di protesta popolare. La gente scende in piazza e cerca di abbattere i regimi autoritari.
Le hanno chiamate rivoluzioni di velluto, colorate o arancioni, come quella vittoriosa in Ucraina. I rivoluzionari cercano soprattutto di sciogliere il giogo che ancora lega molte repubbliche post-sovietiche a quella che era la capitale dell’Urss. A Mosca però c’è Vladimir Putin che ha rispolverato i simboli del passato e, grazie alle materie prime, tiene sotto scacco i Paesi confinanti.
Anche l’Italia fa la sua parte, mantenendo rapporti privilegiati col Cremlino e concedendo ai russi di vendere direttamente il gas nelle nostre case.
Accendendo i fornelli non dobbiamo dimenticare di quanti, nell’area ex sovietica, patiscono la mancanza di libertà. Si può finire in carcere sventolando una bandiera e in manicomio candidandosi alle elezioni. Gli imprenditori non in linea sono condannati ai lavori forzati e i giornalisti indipendenti picchiati a morte in cella o uccisi a colpi di pistola nell’androne di casa. Il Kgb non c’è più. Ma il polonio circola ancora.