Politkovskaja A., La Russia di Putin, Adelphi, Milano, 2005.

Da qualche tempo l’Occidente cerca di tranquillizzarsi sulla Russia presentando Vladimir Putin come un bravo ragazzo volenteroso. Ma ora questo libro di Anna Politkovskaja, giornalista moscovita nota per i suoi coraggiosi reportage sulle violazioni dei diritti umani in Russia, ci svela, in pagine ben documentate e drammatiche, tale autoinganno. Ed è un libro destinato a restare memorabile per la maestria e l’audacia con cui l’autrice racconta le storie (pubbliche e private) della Russia di oggi, soffocata da un regime che, dietro la facciata di una democrazia in fieri, si rivela ancora avvelenato di sovietismo. Ma non si pensi a una fredda analisi politica: «Il mio è un libro di appunti appassionati a margine della vita come la si vive oggi in Russia» scrive la Politkovskaja. E tanto meno si pensi a una biografia del presidente: Putin resta infatti sullo sfondo, anzi dietro le quinte, per essere chiamato sul proscenio soltanto nel tagliente capitolo finale, dove viene ritratto come un modesto ex ufficiale del kgb divorato da ambizioni imperiali. In primo piano ci incalzano invece squarci di vita quotidiana, grottesca quando non tragica: la guerra in Cecenia con i suoi cadaveri «dimenticati»; le degenerazioni in atto nell’ex Armata Rossa; il crack economico che nel ’98 ha travolto la neonata media borghesia, supporto per un’autentica evoluzione democratica del Paese; la nuova mafia di Stato, radicata in un sistema di corruzione senza precedenti; l’eccidio a opera delle forze speciali nel teatro Dubrovka di Mosca; la strage dei bambini a Beslan, in Ossezia.

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Anna Politkovskaja era nata a New York nel 1958 da genitori ucraini diplomatici sovietici all’Onu. Aveva studiato alla facoltà di giornalismo dell’università statale di Mosca. Dopo la laurea lavorò per il quotidiano Izvestija per poi passare al giornale della linea aerea Aeroflot. Con l’inizio della perestrojka, Anna Politkovskaja passa alla stampa indipendente, che in quegli anni comincia a emergere e ad affermarsi: prima la Obščaja Gazeta, poi la Novaja Gazeta. In seguito Anna Politkovskaj è diventata una delle croniste più tenaci del conflitto in Cecenia denunciando senza paure i crimini contro la popolazione commessi da tutte le parti in lotta. In questi anni ha ricevuto molte minacce di morte da soldati russi, combattenti ceceni e altri gruppi armati che operano ai margini della guerra. E’ stata assassinata da un killer a Mosca il 7 ottobre 2006.