Flores M., 1917. La rivoluzione, Einaudi, Torino 2007.

Nel nostro immaginario, la Rivoluzione novecentesca per eccellenza è ancora quella che si svolse a Pietrogrado tra il Febbraio e l’Ottobre del 1917. Novant’anni dopo, Marcello Flores ripercorre il senso e la dinamica di quel passaggio cruciale guardando alla nostra percezione di abitanti del XXI secolo. È il racconto di un lungo caos che risponde alle speranze e alle paure di tanti. È la sovversione di modi di pensare e della quotidianità, che sprigiona energie a lungo represse creando illusioni e speranze. Ma è anche l’euforia che cede il passo alla disillusione e la critica generalizzata del potere che sovrasta la partecipazione democratica. La Rivoluzione russa sostituisce l’anima razionale della politica con la pulsione emotiva della mobilitazione di massa, rimescolando le appartenenze e intrecciandosi con le forme arcaiche dell’eredità russa. Il risultato di quella miscela ha continuato ad affascinare per decenni l’Occidente, che vi ha riflesso le sue aspettative e l’immagine di un suo possibile futuro. Perché, come ha scritto Arthur Koestler, «la conversione al comunismo non era una moda o una follia, ma l’espressione sincera e spontanea di un ottimismo portato alla disperazione».