Chinsky P., La fabbrica della colpa, Bruno Mondadori, Milano, 2006.

Microstoria del terrore staliniano Ancora oggi, per un russo, è impossibile evocare il 1937 senza un moto di dolore. Per la sua ferocia, l’ampiezza e l’assurdo arbitrio, il Grande terrore staliniano rappresenta una delle pagine più sanguinose e oscure del XX secolo. Arresti, falsi processi, torture: ormai si sa molto su questa tragedia collettiva e sui suoi grandi protagonisti, carnefici e vittime.Spesso, però, si perdono di vista l’emozione e la sofferenza, in ciò che esse hanno di intimo e unico. È nei destini individuali, infatti, che l’ingranaggio staliniano si rivela in tutta la sua cieca violenza. La fabbrica della colpa racconta proprio una tragedia personale: il modo in cui il NKVD, la polizia politica di Stalin, ha reso l’ingegnere chimico Izrail’ Savel’evic Vizel’skij un colpevole, un reo ostinatamente non confesso: un caso insolito, a quei tempi.Per quanto tempo e con quale frequenza vengono condotti gli interrogatori? A che cosa rinviano le deposizioni condizionali, morte, vive? Chi sono i giureconsulti di cellula? Quali possono essere le circostanze e le motivazioni di denuncia spontanea? Tutti interrogativi delucidati sul filo di questo studio innovatore, spassionato ed emozionante, che ricostruisce passo dopo passo il tragico destino di un uomo sovietico come tanti altri.

Pavel Chinsky , nato nel 1974, si è laureato all’École Normale Supérieure di Parigi, insegna a Mosca e dirige la collana di letteratura russa per le edizioni francesi Cherche Midi. È autore di Staline. Archives inédites (1926-1936) (Berg International, Paris 2001).